Sai che Gmail influenza la tua deliverability?

Nel febbraio 2016 Google ha dichiarato di aver superato il miliardo di utenti Gmail attivi, una notizia impensabile quando anni prima è stata spedita la prima e-mail. Nel 2019 si conferma come il primo client di posta utilizzato nel mondo con uno share di mercato che sfiora il 30%, distaccando gli altri e-mail provider di molti punti percentuali – l’unica eccezione è Apple iPhone che si è mosso di pari passo ma questa è storia a sé.

Possiamo quindi dire in tutta sicurezza che anche tra i tuoi contatti, ci sono un numero significativo di persone che utilizzano un indirizzo di posta elettronica Gmail. Ed è per questo che Google si prende cura dei propri clienti.

Gmail infatti aggiorna quotidianamente i filtri di posta elettronica e li pensa per proteggere il più possibile le caselle. Come? In gran parte monitorando e reagendo alle azioni degli utenti verso le comunicazioni e-mail che ricevono.

Diventa quindi importante per i brand che vogliono utilizzare l’e-mail come canale di contatto, seguire alcune best practice che nascono anche dall’analisi del comportamento proprio di Gmail nei confronti delle e-mail.

Obiettivo dei brand: mantenere la reputazione del dominio sempre ai massimi livelli e permettere alle proprie e-mail di arrivare nell’inbox del maggior numero di contatti.

 

Gmail deliverability

Cosa puoi fare per aumentare il tasso di consegna delle tue e-mail verso account Gmail?

Per evitare che le tue e-mail siano bloccate e inserite nella cartella di spam, è necessario seguire qualche accorgimento. Esistono diverse aree su cui intervenire, alcune in carico ai brand, altre a eventuali ESP che vi supportano nelle attività di comunicazione marketing. Proviamo a vederne qualcuna insieme. Non è un’analisi esaustiva ma ci sono ottimi spunti per migliorare tassi di recapito, apertura e lettura delle e-mail. Partiamo.

Utilizza sempre lo stesso IP Address per evitare che Gmail ti classifichi come un nuovo sender e tu debba ricostruire la tua reputazione da capo. Nel caso sia necessario utilizzarne più di uno, associa ogni IP address a comunicazioni di tipo differente: di servizio, promozionali, newsletter, etc. E a questo proposito, il suggerimento è anche tenere lo stesso header: from per e-mail di categorie uguali.

In ogni caso, ricorda di razionalizzare gli invii di test che spesso impattano negativamente sulla reputazione del tuo dominio e attento ai volumi spediti: aumentali in modo graduale e monitora la situazione con Postmaster tools per intervenire subito in caso di criticità. Soprattutto la fase iniziale di nuovi invii richiede molta attenzione, la cosiddetta fase di onboarding ovvero quella in cui si iniziano a usare nuove liste per intenderci. Mentre una cattiva reputazione si ottiene purtroppo in pochissime mosse sbagliate, una buona reputazione si costruisce con tempo e fatica. E Gmail è molto rigida in questo senso.

Mantieni i contenuti delle tue comunicazioni il più possibile consistenti, non mischiare messaggi estremamente diversi nella stessa e-mail e attento ai domini inseriti nell’intero messaggio – anche per le immagini per esempio – perché per definire la reputazione, Gmail considera tutto. Inoltre mantieni un formato e-mail il più possibile aderente agli standard ma per questo puoi rivolgerti ai nostri consulenti.

Altra cosa, forse addirittura una delle più importanti. Ricordi quando abbiamo parlato recentemente di autenticazione delle e-mail? SPF, DKIM e DMARC?

Ecco, Google è molto attenta a questi aspetti ed è stata una dei primi provider a utilizzare SPF e DKIM sui messaggi. Inoltre è stata anche uno dei maggiori contributori di DMARC. Protegge i propri utenti da e-mail potenzialmente illegittime affidandosi a tali protocolli e per i sistemi di reputazione dei domini dei brand. Chiedici come fare e potremo supportarti in questo fondamentale passaggio.

E poi, attenzione, come dicevamo prima Gmail si fida ciecamente dei propri utenti, monitora il loro comportamento nella gestione delle e-mail e ad esempio, se qualcuno di loro non ha scelto esplicitamente di leggere le tue comunicazioni, con molta probabilità finiranno nella casella di Spam. Se le tue e-mail cominciano a essere riconosciute come indesiderate, in futuro accadrà sempre più spesso con effetti devastanti sulla tua reputazione oltre che sul successo delle singole campagne.

Prendi come buona pratica quella di richiedere sempre l’opt-in alle tue e-mail – ma non proporre form con le autorizzazioni precompilate, lascia che il tuo contatto decida e si senta libero – e dai l’opportunità di disiscriversi. Nel caso il tuo brand si affidi a ESP, accertati che siano predisposte caselle per gestire le segnalazioni di abuso e che monitori costantemente tutte le richieste dei tuoi contatti, incluso l’aggiornamento dei loro dati. Contactlab fornisce anche questo servizio.

Non affidarti a liste raccolte e vendute da terzi anzi, segmenta. Indirizza sempre più audience raffinate. Gmail ad esempio riduce i tassi di spam verso quei domini che hanno tassi di apertura delle e-mail superiori. Fai in modo che i tuoi contatti inseriscano il tuo brand fra i mittenti desiderati e non ti segnalino viceversa come spam.

Concludendo

Le variabili su cui lavorare per tenere alta la reputazione del tuo dominio e assicurare i migliori tassi di consegna possibili anche per gli utenti Gmail, possono essere raggruppati in macro-aree di intervento:

  • IP Address.
  • Autenticazione.
  • Engagement.
  • Opt-in.
  • Formato.

Non perdere tempo allora, ogni invio potrebbe essere un’occasione persa – o peggio – se non aderisci alle best practice che Gmail richiede. Chiamaci e i nostri esperti di deliverability sono a tua disposizione per studiare un piano di azione ritagliato sul tuo brand e sulle caratteristiche dei tuoi contatti e dei tuoi invii.

Offrendo tecnologia ed esperienza, Contactlab ha la soluzione corretta alle tue esigenze.

 

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Un ottimo strumento di invio e-mail è sufficiente per il successo delle tue campagne?

Bene, è fatta. Hai deciso di affidare le tue campagne e-mail alla piattaforma di Contactlab. Adesso? Quali altri passaggi sono fondamentali affinché le tue spedizioni siano efficaci, le comunicazioni arrivino nell’inbox dei contatti corretti e questi reagiscano ai contenuti proposti loro?

Il valore di un buon database

Ogni volta che ci troviamo di fronte all’attivazione di un nuovo sender oppure alla richiesta di utilizzare un nuovo database, i nostri esperti di deliverability sono pronti per suggerire alcune indicazioni preziose e utili a migliorare la qualità dei dati e di conseguenza il risultato della spedizione.

Spedire significa configurare tutti gli aspetti tecnici dell’invio ma anche prendersi cura delle liste da indirizzare e quindi della reputazione del sender – ossia del tuo brand. Una cattiva reputazione infatti porta molto presto a essere filtrati, o peggio bloccati, dai principali domini destinatari e questo riduce l’efficacia di ogni attività e-mail.

Mentre una cattiva reputazione si ottiene purtroppo in pochissime mosse sbagliate, una buona reputazione si costruisce con tempo e fatica. Recuperare una reputazione rovinata è molto più difficile, dispendioso e incerto che mantenerla buona, prestando attenzione nel corso del tempo.

Ecco perché partire con il piede giusto nell’utilizzo di un nuovo database risulta molto importante. Tra le nostre proposte che vanno in questa direzione, troviamo le procedure di Vetting e di Boarding.

Cosa è il Vetting

Un processo di qualificazione: un semplice questionario sottoposto al brand sul database in oggetto – e sul flusso di e-mail, da compilare prima che sia effettuato qualsiasi invio su di esso. In questo modo sono fornite ai nostri esperti informazioni che consentono loro di completare l’analisi in autonomia e attraverso approfondimenti a diversi livelli. L’obiettivo è quello di individuare le migliori:

  • Configurazioni tecniche: dall’implementazione di IP dedicati o condivisi a domini dedicati per il mittente dei messaggi o per i link di tracciamento contenuti nelle e-mail.
  • Modalità di avvio dell’uso del database o del flusso di e-mail: ad esempio il processo di Boarding che vedremo nel dettaglio di seguito.

Perché questa fase dia un risultato davvero utile, occorre che le indicazioni fornite dai brand siano complete e il più possibile corrette altrimenti l’efficacia di tutta l’analisi è pregiudicata.

Cosa è il Boarding

Boarding example

 

É la fase che nell’esempio sopra precede la data del 15 aprile e che mette in campo risorse per migliorare gli indicatori di successo delle tue campagne e-mail. Nel grafico risulta evidente l’impatto della procedura: i tassi di apertura sui vari domini riceventi riflettono un movimento altalenante che viene stabilizzato nel tempo ricorrendo ad azioni mirate sotto la guida dei nostri esperti. Se ti interessa sapere quali azioni sono state intraprese in questo singolo caso, contattaci.

Si tratta essenzialmente di una procedura di riduzione del rischio causato dall’utilizzo di un nuovo database di qualità non certa, e la cui durata dipende dai risultati man mano ottenuti durante la sua stessa esecuzione.

Lo scopo principale è individuare eventuali punti critici e scoprire le modalità migliori per gestirli o limitarli evitando così che nuove liste provochino danni irreparabili alla reputazione del sender a causa di un uso massivo o incauto.

Come funziona

Il database è prima di tutto campionato su base statistica e successivamente segmentato in tranche la cui dimensione è determinata in base al risultato del campionamento.

Sia al campione iniziale che alle successive tranche sono poi inviate spedizioni e-mail in modo regolare:

  • Non più di una al giorno per destinatario.
  • Per un periodo la cui durata dipende dalla dimensione del database, dai risultati del campionamento e dal continuo monitoraggio degli invii regolari a valle del campionamento.

I fenomeni rilevanti che sono valutati inizialmente e poi misurati e rivalutati nel corso del processo comprendono:

  • Le informazioni raccolte nel Vetting.
  • I tassi di hard bounce – ossia gli indirizzi invalidi – e il loro scostamento da valori best practice di riferimento.
  • I tassi di spam e le segnalazioni di abuso.
  • I tassi positivi di engagement: aperture e click.
  • Il risultato dell’esame dei filtri antispam sui messaggi inviati durante la fase di Boarding.
  • Il risultato dell’osservazione dell’Inbox Placement.
  • La distribuzione verso i domini di destinazione.

Nella maggior parte dei casi la procedura dura poco e il brand può iniziare a spedire. In altre situazioni invece è necessario più tempo per arrivare poi a verdetti magari sotto le aspettative. Tuttavia ignorare eventuali problematiche non è il modo migliore di procedere. La posta in gioco è alta e i benefici di un approccio simile, decisamente evidenti.

Cosa può rivelare il Boarding?

I risultati possono essere vari e molto differenti fra loro. Nel peggiore dei casi un database può risultare inutilizzabile ma anche richiedere:

  • Azioni speciali come il re-optin dell’intera base dati.
  • La separazione in segmenti di qualità differente.
  • Iniziative di riattivazione.
  • L’eliminazione di segmenti problematici ad esempio a causa della modalità di raccolta originale dei dati o dell’obsolescenza.
  • L’adozione di un approccio di avvio differente su segmenti differenti.
  • L’utilizzo di IP dedicati differenziati.

Concludendo

Qualunque sia l’esito, queste procedure offrono indicazioni puntuali da mettere in atto e ritagliate sull’esigenza specifica del brand in quel determinato momento. Si tratta di un lavoro di squadra che parte e passa dalla collaborazione costante fra il brand e Contactlab.

Chiamaci e vedremo insieme come la Contactlab Marketing Cloud e le competenze di un team di esperti possono aiutarti a disegnare e attivare campagne marketing di successo a supporto del tuo business.

 

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Email al tempo del #covid19: un mezzo sicuro per arrivare a casa dei tuoi clienti

Se i tuoi clienti non possono venire da te, vai tu da loro…digitalmente! Rivedi il tuo modo di fare email: dalla creazione dei contenuti alla gestione dei feedback che riceverai. Scegli il partner giusto per questa nuova avventura.

welcome home

Confeziona l’email dei sogni per i tuoi clienti!

Prenditi cura dei contatti che potrebbero essere interessati al tuo brand, ricordati di tutti.

Di chi non è ancora cliente. Possiedi enormi quantità di dati anche su di loro, sulle loro caratteristiche demografiche, sulle loro preferenze, sui loro gusti, sui loro comportamenti…è il momento di usarli e di farlo bene per raggiungerli e provare a portarli a bordo. Ora più che mai, le persone a casa hanno il tempo di sperimentare nuove esperienze. Esplora tutti i dati e capisci come coinvolgerli al primo tentativo. Magari un welcome discount può convincere anche il più titubante degli acquirenti a comprare finalmente l’ultimo modello di televisione che ha tanto desiderato in passato cosi da godersi la sottoscrizione al servizio di TV streaming in questo periodo di lockdown.

Di chi da qualche tempo non si fa più sentire. Cosa è successo a chi una volta era un cliente magari fedele? Prenditi il tempo di studiarlo, capire se in passato potresti aver sottovalutato qualche aspetto nella vostra relazione e vedere come riprendere i rapporti. Magari ti accorgi che stai promuovendo latte artificiale per neonati, con consegna comodamente a casa in giornata e gratuita, a clienti che ti hanno dichiarato di avere avuto figli più di 3 anni fa.

Di chi continua ad acquistare ma con livelli di spesa contenuti. Prova a proporgli ad esempio una survey, ora magari ha tempo da dedicarti. Capisci se si affida anche ad altri brand o conosci meglio cosa potresti fare per aumentare la fiducia e il suo valore per te. Magari si tratta di un acquirente ricorrente solo su un singolo prodotto o servizio. Semplicemente prima di ora non ha avuto alcun incentivo a navigare il tuo ecommerce per scoprire che ci sono un sacco di altre opzioni di acquisto per lui.

Di chi si conferma un Top Spender. Non dimenticarti di chi apprezza tutti i tuoi canali di vendita ma magari potrebbe sentire la mancanza del tuo negozio. Non abbandonarlo, continua a coccolarlo pensando a comunicazioni che diano valore alla tua offerta e alla vostra relazione che deve continuare a crescere anche se fisicamente lontani.

Ma allora come fare per creare email accattivanti soprattutto adesso che molti brand stanno usando il canale email per parlare con i loro clienti? Come distinguersi? Cosa non tralasciare?

Prova a metterti nei panni dei tuoi clienti

Pensa a cosa apprezzeresti dai brand in questi giorni in cui muoversi liberamente è diventato difficile. Potresti ad esempio desiderare di leggere…

…quello che ti interessa di più

email #covid19

Email ritagliate sulle reali necessità ed esigenze. Raccogliere tutte le informazioni che riguardano i tuoi contatti, elaborare e integrare tutti i dati e creare un profilo unico per ognuno di loro, ti consente di avere quanto necessario per confezionare email ad hoc indirizzate ad audience puntuali dalle caratteristiche simili. Puoi per esempio decidere di inviare sconti speciali su prodotti specifici a quanti hanno concluso acquisti online nell’ultimo mese, modificandone il valore in base alla spesa complessiva effettuata in passato.

…comodamente seduto sul tuo divano

email #covid19

Email dritte nell’inbox ovunque tu sia. Affida le tue spedizioni a un motore di invio che ti garantisca massimi tassi di recapito per essere certo che i destinatari delle tue comunicazioni ricevano i tuoi messaggi ovunque si trovano. Assicurati il supporto di un team di esperti che ti sappiano guidare nelle tue strategie di deliverability per gestire al meglio tutti i temi ad esempio, di sicurezza negli invii come il DMARC.

…quando lo vuoi tu

email #covid19

Email che ti raggiungono nel momento più opportuno. Scegli trigger di email che partono al verificarsi di un evento – ad esempio quando un carrello scade e il tuo contatto dimentica un tuo prodotto senza concludere l’acquisto – o automazioni che si innescano quando l’acquisto è finalizzato in modo da tenere il cliente aggiornato sul suo ordine ad ogni cambio di stato.

…sul dispositivo che preferisci

email #covid19

Email costruite per essere visualizzate su molteplici dispositivi senza perdere alcun elemento. Scegli email editor che ti permettano di decidere cosa far visualizzare ai tuoi lettori a seconda del dispositivo che utilizzano e che ti diano la possibilità di creare email dal design responsive per adattarsi alla perfezione su ogni schermo.

…che sia qualcosa che regali piacere ai tuoi occhi

email #covid19

Team di consulenti che dall’incontro tra la tua offerta e la conoscenza del cliente possano disegnare e realizzare la migliore struttura email e la corretta rappresentazione grafica del tuo messaggio, cogliendo ogni sfumatura del vostro rapporto.

Contactlab ti può offrire tutto questo

La tecnologia d’eccellenza offerta dalla Marketing Cloud (smart)Platform e team di consulenti in grado di affiancarti nella costruzione di customer journey indimenticabili sono la soluzione vincente che fa per te. Rappresentano la risposta alle tue necessità e ti permettono di entrare in punta di piedi nelle case dei tuoi clienti in questi giorni in cui siamo forzatamente isolati.

Concludendo

Decidi di rimanere accanto ai tuoi clienti e continuare a offrire loro la migliore customer experience possibile. Dai un supporto al tuo business con campagne di customer engagement costanti e personalizzate per non farli sentire soli in questo momento di distanza fisica.

Chiamaci e vedremo insieme l’enorme valore che puoi ottenere dalla combinazione della Marketing Cloud e dei Servizi di Digital Marketing offerti da professionisti in campo da decenni per l’engagement marketing. Proviamo a rimanere vicini seppur lontani in questo periodo, insieme possiamo provare a superarlo in modo più semplice.

 

 

#covid19

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DMARC: i Mailbox Provider lo applicano alla lettera? Ecco le sfumature emerse da un’esperienza reale

Sono passati pochi giorni dagli ultimi rilasci Send in ambito sicurezza con cui la piattaforma ha ulteriormente potenziato funzionalità per garantire sempre più, tassi di inbox placement elevati.

Le crescenti minacce a cui assistiamo quotidianamente nel mondo dell’e-mail marketing – domain spoofing, phishing, spear phishing, ecc. – hanno accelerato l’adozione di strumenti per la protezione dei brand. Accanto agli storici metodi SPF e DKIM, negli ultimi mesi si sta affermando con forza anche DMARC.

DMARC si basa su SPF e DKIM e aiuta chi spedisce – il Sender che spesso è il brand,  e chi riceve – il Receiver o Mailbox Provider, a determinare se un messaggio è stato inviato legittimamente o no.

DMARC può avere quindi un impatto importante sulla deliverability delle tue campagne e-mail.

Come funziona in breve

L’indicazione sulla legittimità è determinata dal Sender attraverso il cosiddetto meccanismo dell’allineamento del domino nel From con la firma DKIM e/o SPF. In breve, il brand che spedisce dice esplicitamente al Mailbox Provider che riceve, se una e-mail è legittima. Allineamento nel gergo DMARC significa che i due devono essere uguali.

L’implementazione di DMARC richiede un approccio progressivo con vari step di controllo. Lo spostamento immediato verso una policy restrittiva, senza le condizioni giuste, può provocare problemi di spam e di deliverability subito visibili.

Per un approfondimento sul funzionamento di DMARC e sul concetto di allineamento, leggi qui.

Come proteggersi?

In caso si verificasse il mancato allineamento DMARC, il brand può chiedere al Mailbox Provider di applicare diverse policy:

  • p=none → non applicare restrizioni sulle e-mail non allineate.
  • p=quarantine → mettere le e-mail non allineata in spam.
  • p=reject → rifiutare le e-mail.

Tuttavia si sta sperimentando come i maggiori Mailbox Provider non sempre applicano la policy così come indicata dal Sender.

Vediamo un esempio insieme.

Come si comportano i principali Mailbox Provider?

Se il Sender imposta la policy in quarantine senza allineare il From e il dominio della firma DKIM, quello che ci aspettiamo è che i Mailbox Provider filtri direttamente la e-mail nella spambox, ottemperando alle indicazioni del Sender.

E quindi in un contesto non allineato, dovremmo ottenere un effetto di questo tipo:

DMARC

Ovvero le e-mail dovrebbero semplicemente andare in spam, l’inbox placement peggiorare e di conseguenza diminuire il tasso di apertura. O almeno questo si aspetterebbe il brand.

Osservando invece qualche esperienza di invio – una fra tante nel grafico sotto, ci accorgiamo che la situazione nel mondo reale appare più articolata: diversi Mailbox Provider attuano comportamenti differenti a parità di policy DMARC impostate dal brand.

Questo rende più complicata qualsiasi analisi in situazioni di brusco abbassamento dell’inbox placement.

DMARC

La piattaforma Contactlab offre gli strumenti per monitorare la reazione dei cinque principali Mailbox Provide anche al cambio di policy in un contesto di DMARC non allineata.

Nella sezione Controlla di Send è possibile valutare a seguito di modifiche nel DMARC:

  • Quali Mailbox Provider seguono puntualmente la policy DMARC impostando reazioni puntuali. I livelli di open rate improvvisamente calano a 0%, la e-mail è filtrata nella spambox, come richiesto dalla policy p=quarantine. Rientrano fra questi Yahoo! e Gmail.
  • Quali Mailbox Provider non mostrano evidenti ripercussioni sulle prestazioni e-mail. Il trend di open rate è praticamente costante. Rientrano fra questi Libero e Alice.
  • Quali Mailbox Provider usano l’informazione della DMARC disallineata per alimentare i propri algoritmi antispam ma non mettono direttamente la e-mail nello spam. Il trend di open rate è sicuramente in flessione, senza crolli verticali e si riprende al ritorno alla policy p=none. Rientra fra questi Hotmail.

Concludendo

DMARC si sta affermando sempre più presso i brand perché garantisce la reputazione, una buona visibilità del brand anche grazie al supporto di BIMI, previene il domain spoofing…ma per beneficiare al massimo in termini soprattutto di deliverability, occorre implementarlo con un occhio di riguardo.

Contactlab offre gli strumenti per impostare un’attività di controllo e poter monitorare costantemente che le spedizioni avvengano nella migliore delle condizioni, che tutto sia gestito in modo strutturato, che ci sia una corretta impostazione dei parametri delle e-mail e che le prestazioni delle spedizioni mantengano i massimi livelli.

Questo anche grazie alla presenza di un team di esperti di deliverability che rappresentano i partner perfetti per analizzare la situazione puntuale del tuo brand, le caratteristiche e i risultati delle tue spedizioni, e suggerirti come muoverti per massimizzare il tasso di recapito delle tue e-mail, prevenire situazioni negative e migliorare immediatamente l’efficacia delle tue campagne marketing.

 

#covid19

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Una reputazione e-mail coi fiocchi per una deliverability ai massimi livelli!

Domain Authentication: limiti e sviluppi

A new message!L’autenticazione del dominio del mittente è sempre più importante nel mondo della e-mail. Minacce quali domain spoofing, phishing e spear phishing hanno incoraggiato lo sviluppo di strategie di autenticazione più rassicuranti per i brand. Protocolli quali SPF – Sender Policy Framework e DKIM – DomainKeys Identified Mail, da soli iniziano a presentare alcuni limiti nel contenimento della problematica. Così diventa necessario prendere in seria considerazione l’opportunità di affiancare a questi nuovi metodi di controllo, in primis DMARC.

Perché DMARC?

Basato sull’utilizzo di SPF e DKIM, DMARC ne estende il valore:

  • per salvaguardare la reputazione dei brand e dei suoi clienti
  • per proteggere il business
  • per supportare il processo di adesione al GDPR

Inoltre DMARC porta benefici alla tua deliverability. É ormai un fatto conclamato che l’adozione di DMARC con policy restrittiva influenza positivamente lo score dei maggiori mailbox provider, a partire da Gmail che lo suggerisce esplicitamente nelle bulk senders guidelines.

Una policy DMARC restrittiva è necessaria inoltre per l’implementazione del BIMI – Brand Indicators for Message Identification – ovvero la possibilità di mostrare il logo ufficiale del brand nella inbox. BIMI è adottato attivamente da Verizon (Yahoo!, AOL) e sarà implementato nei prossimi mesi da Gmail e Microsoft.

SPF e DKIM

Con SPF si intende il protocollo di autenticazione delle e-mail basato sull’IP di provenienza. SPF è un record DNS del dominio mittente e contiene il riferimento di tutti gli IP abilitati a spedire e-mail. Se il servizio di ricezione delle e-mail riconosce l’IP come valido, la e-mail è inoltrata alll’inbox del destinatario. In caso contrario, la comunicazione è etichettata come spam. In poche parole quindi certifica che l’IP in esame è realmente autorizzato a spedire e-mail e non vi è invece stato un utilizzo inappropriato. La validazione del record SPF avviene sul dominio di envelope from e non su quello visibile al lettore della e-mail.

DKIM signature è invece una firma crittografica che garantisce l’integrità del messaggio sin dal momento in cui viene spedito, e fino alla ricezione da parte del mailbox provider. I brand possono quindi firmare le loro e-mail con il nome del loro dominio e garantire al mittente l’integrità del contenuto del messaggio firmato. Ad esempio in Send, la DKIM di default è contactlab.it. Questo garantisce che tutte le e-mail spedite da Send siano firmate correttamente con un dominio che vanta una buona reputazione.

SPF e DKIM sono requisiti fondamentali per legittimare il sender domain ma sempre più spesso possono non bastare ed essere per esempio soggetti a falsi positivi. In alcuni casi, i controlli SPF e DKIM potrebbero evidenziare problemi anche in contesti totalmente legittimi. Si pensi a quando una e-mail è inoltrata oppure veicolata tramite una maling list.

Cosa succede in questi casi? Quando il controllo SPF o DKIM fallisce, il receiver mailbox provider – MBP ha la facoltà di interpretare e decidere autonomamente se il messaggio è legittimo e quindi innocuo, oppure potenzialmente dannoso per l’utente della mailbox.

Ed è qui che entra in gioco DMARC – Domain Based Message Authentication, Reporting and Conformance, un protocollo grazie al quale il brand mittente può stabilire e indicare al mailbox provider come distinguere i falsi positivi dalle minacce di spoofing e phishing e quali azioni intraprendere in ogni evenienza possibile.

Come funziona DMARC

DMARC è un sistema di notifica grazie al quale il brand mittente acquisisce visibilità sul traffico del proprio dominio. Di fatto, oltre a segnalare il risultato del check su SPF e DKIM, questo metodo quando implementato crea un collegamento tra il dominio visibile al lettore (header FROM – RFC 5322) e i domini tecnici (Envelope From domain RFC 5321 e DKIM domain).

Se il dominio visibile – from – è uguale al dominio SPF o DKIM, allora si verifica il DMARC Alignment ossia la condizione di allineamento che permette alla e-mail di essere recapitata correttamente.

 

DKIMFig. 1: Contactlab applica una DKIM collegata al dominio contactlab.com alle sue e-mail di servizio

 

Nel caso invece che DMARC rilevi un disallineamento tra i domini, è il brand a indicare al mailbox provider receiver come ad esempio Gmail, Microsoft, Yahoo!…, come gestire la e-mail non allineata. E lo fa utilizzando una logica di severity progressiva in cui si richiede al MBP di:

  • p=none → non applicare policy e quindi non intraprendere azioni specifiche sulle e-mail in errore
  • p=quarantine → mettere la e-mail non allineata in spam
  • p=reject → rifiutare la e-mail

Si noti che le policy sopra esposte influenzano anche BIMI, in particolare i requisiti per attivarlo sono:

  • Policy DMARC quarantine oppure reject
  • Record DNS BIMI e logo compatibile
  • Good domain reputation

Appare immediato che con il diffondersi di DMARC sia sempre più richiesta la personalizzazione del domino della DKIM e il suo allineamento con il dominio o un sottodominio del mittente.

Detto questo, cosa offre Send?

Per consentire di trarre vantaggio dai benefici offerti dall’adozione DMARC, Send fornisce gli strumenti per ottenere la piena aderenza ai requisiti che impone.

In particolare è possibile gestire su un unico account Send, DKIM personalizzate su base dominio, garantendone l’allineamento con i domini mittenti del brand.

In questo modo, il brand può utilizzare domini diversi per newsletter differenti (mailing di prodotto, comunicazioni commerciali, ecc), essere sempre conforme a DMARC e assicurarsi il massimo livello di deliverability.

Per conoscere i requisiti dell’attivazione multi-DKIM, contatta il tuo referente Contactlab o il Servizio Clienti. Inoltre, il Team Deliverability di Contactlab è a disposizione per la corretta implementazione della policy DMARC, con competenze tecniche e strategiche.

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Filtri antispam, spam words e come testare prima dell’invio – 3° Puntata

Il problema della posta indesiderata è molto diffuso e rappresenta uno degli incubi maggiori per chi comunica. Esistono tuttavia diverse tecniche anti-spam. In questo articolo ci concentreremo sui filtri antispam basati sul contenuto perché conoscerli può fornire importanti indicazioni in fase di creazione email, aiutando a prevenire potenziali problemi di filtraggio.

I filtri antispam: una panoramica

Molti filtri antispam si basano sull’analisi del contenuto di messaggi per capire se la costruzione della comunicazione, il messaggio o alcune immagini siano in realtà solo fonte di messaggi indesiderati.

Due dei più popolari filtri antispam basati sul contenuto sono SpamAssassin e CloudMark. Sono inseriti in modo automatico all’interno delle caselle di molti provider di posta e utilizzano approcci complementari tra loro, pertanto conoscerli entrambi risulta particolarmente rilevante.

deliverability

  • SpamAssassin

Utilizza una grande varietà di tecniche per estirpare la spam dalle caselle di posta, tra cui principalmente una combinazione di regole che cercano contenuto sospetto e altri segnali di spam.
Il processo prevede l’analisi di ogni messaggio ricevuto e l’assegnazione di un punteggio totale sulla base delle singole caratteristiche.
Generalmente sono considerati spam tutti i messaggi che risultano avere un punteggio totale uguale o superiore al valore “5”. Però, trattandosi di un software aperto e gratuito, ogni installazione può essere altamente personalizzata rendendo il filtraggio più lascivo (alzando la soglia sopra il 5) o più aggressivo (impostando un punteggio inferiore a 5).

Nota: è possibile verificare il punteggio SpamAssassin direttamente da Send, all’interno dello strumento di creazione email.

  • CloudMark

Cloudmark Inc è un’azienda privata che fornisce protezione contro la spam, virus, phishing e altre minacce legate ai messaggi email e mobile. Il servizio è implementato su oltre 1 miliardo di utenti dei più grandi ISP del mondo, proteggendo il 12% degli account email globali.
CloudMark utilizza la rete di caselle su cui è installato per creare delle impronte caratteristiche delle email di spam e determinare così messaggi simili, auto-adattandosi costantemente. In poche parole CloudMark divide ogni email in una serie di porzioni distintive (header, corpo, footer, testo, immagini, etc.) e sulla base delle segnalazioni degli utenti “impara e memorizza” quali elementi si ripetono nei messaggi di spam, come fossero una caratteristica di un messaggio non gradito.
Per questa ragione, non è raro che un messaggio inizialmente non considerato spam da CloudMark venga filtrato in corso d’opera se quella campagna è oggetto di spedizioni attraverso più speditori e liste inaffidabili.

Nota: il Team Deliverability di Contactlab ha degli strumenti per verificare eventuali filtraggi Cloudmark.

Come ridurre i rischi di filtraggio antispam agendo sul contenuto delle mail

  • Codice HTML pulito

Come per ogni lingua, l’HTML ha le proprie regole di grammatica, vocabolario e sintassi. Alcuni documenti HTML potrebbero quindi violare alcune regole o contenere semplicemente errori di battitura che potrebbero far finire la tua comunicazione nella posta indesiderata. Esistono quindi dei processi di verifica chiamati “validazione” per controllare che un documento segua le regole e possa essere definito valido. Un esempio tra tutti è validator.w3.org dove puoi controllare la qualità del tuo HTML.

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Ma la validazione può essere una vera sfida! Spesso infatti mostra molti falsi positivi e sarà quasi impossibile riuscire a far validare totalmente una email “moderna”, ma è comunque importante controllare i risultati del test per avere indizi su eventuali problemi del codice.

  • Bilanciamento testo immagini

Punta ad un buon equilibrio di testo e immagini in una modalità che abbia senso per il tuo business.
Nel corpo del messaggio, usa del testo in modo che la comunicazione sia chiara anche nel caso in cui le immagini non vengano mostrate.

Inoltre fai attenzione alle dimensioni e cerca di non superare mai i 20kb in quanto l’uso di immagini particolarmente pesanti senza nessun testo di supporto può far allarmare i filtri anti-Spam. Gli spammer tendono infatti ad utilizzare immagini grandi al posto del testo in modo che i programmi non siano capaci di leggerne il contenuto.

  • Non usare abbreviatori URL

Abbreviare il meno possibile URL con strumenti come bit.ly , tinyurl.com , etc. in quanto gli spammer ne hanno abusato per celare i loro link (spesso già blacklistati e pericolosi). Di conseguenza alcuni filtri anti-Spam hanno blacklistato i domini degli URL shortener e utilizzarli può mandare la tua email nella Junk folder!

  • Evitare di inserire link in chiaro nel testo

L’HTML permette di inserire link da qualunque testo a qualunque URL. I malintenzionati possono perciò nascondere link pericolosi sotto dei link apparentemente legittimi.
Inserisci link quindi solo verso testo e immagini “pure” e MAI indirizzi nella forma www.URL.com: dato che il tracciamento dei link (importante per il marketing) riscrive le tue URL, i filtri possono rilevare l’incoerenza tra link mostrato e link reale e «nel dubbio» filtrare le tue email legittime!

  • Disiscrizione presente e visibile

La possibilità di disiscrizione deve essere presente e ben visibile perché se gli utenti non possono disiscriversi (facilmente) finiranno per segnalare il tuo messaggio come Spam danneggiando gravemente la tua reputazione: meglio perdere un utente oggi che essere filtrato domani!

  • Versione testuale alternativa

Le email possono essere spedite in versione testuale, HTML o HTML con versione testuale alternativa. Un buon consiglio è usare sempre una versione testuale alternativa per ridurre i problemi con gli anti-Spam in quanto valutano positivamente una versione testuale alternativa perchè alcune app e client email non gestiscono l’HTML e alcune persone semplicemente lo preferiscono (e bloccano le email HTML). La  versione testuale dev’esser comunque quanto più coerente possibile rispetto alla versione HTML.

In Send è possibile auto-generare la versione TEXT con il click di un bottone.

deliverability

  • Le spam Words

In passato esistevano delle parole proibite, le cosiddette Spam Words, che andavano evitate per non finire in spam, oppure che gli stessi spammer aggiravano attraverso semplici stratagemmi e la parola “viagra” diventava “v1agra” aggirando così il filtro. Ironicamente, una email legittima con certe parole poteva finire automaticamente in spam e una email spazzatura poteva finire in inbox semplicemente mascherando le parole calde.

Fortunatamente i filtri anti-spam si sono evoluti e difficilmente sarà una singola parola a determinare il posizionamento nello spam folder. Questo non significa però che vadano usate: è possibile che l’uso di Spam Words possa ancora contribuire al peso totale del filtraggio.

Ma, per quanto ancora oggi sia importante evitare testo assimilabile alla SPAM, questo non è di certo sufficiente! I moderni Anti-Spam usano infatti dei Filtri Bayesiani per dedurre il valore di una email dal comportamento utente.

Il filtro bayesiano applica all’analisi delle email un teorema, espresso per l’appunto da Bayes, secondo il quale ogni evento cui è attribuita una probabilità è valutabile in base all’analisi degli eventi già verificatisi. Nel caso dell’analisi antispam, se in un numero n delle email analizzate in precedenza l’utente ha marcato come spam quelle che contenevano una determinata parola, il filtro ne dedurrà che la presenza di quella parola innalza la probabilità che le email seguenti contenenti quella parola siano a loro volta spam.

Per concludere diciamo quindi che dovresti:

  • concepire le tue email in modo da aumentare l’interazione
  • testare sempre le email prima di spedirle
  • monitorare le performance per dominio
  • seguire le best practice sul contenuto

Ma soprattutto.. usare il buon senso in ogni scelta relativa al copy o al design di una email. Mettiti nei panni di chi riceve e chiediti se quel messaggio è posta gradita o indesiderata.

E se ti servisse un aiuto professionale.. C’è sempre il Team Deliverability di Contactlab a tua disposizione!

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L’analisi andamento domini: monitora la ricezione delle comunicazioni – 2° Puntata

La serie di approfondimenti sul tema deliverability prosegue e dopo aver parlato delle email con destinatari non raggiungibili proseguiamo con lo studio dei domini riceventi e il loro comportamento conseguentemente all’invio di comunicazioni email.

Quali benefici dallo strumento Andamento domini riceventi?

Per tutti gli utenti del modulo Contactsend, è disponibile in piattaforma il potente strumento Andamento domini riceventi. Questo report permette estese analisi sull’andamento delle performance nel tempo per tipo – aperture, bounce, abbandoni, etc. – e per dominio.

Ma perché è importante questo tipo di analisi? Per valutare con successo la propria deliverability, è necessario identificare ed evidenziare facilmente episodi di filtraggio antiSPAM o debolezze verso particolari domini riceventi.

Quando esiste un problema di deliverability, questo impatta innanzitutto un singolo mailbox provider, e quindi un singolo dominio o gruppo di domini: molto raramente la totalità dei riceventi.

Eventuali problematiche rischierebbero quindi di non emergere se si effettua un’analisi sulle performance generali. Da qui nasce la necessità di dettagliare i dati generali di apertura e bounce in dati relativi ai singoli domini evidenziandone eventuali anomalie ovvero dati nel tempo significativamente discrepanti per dominio.

Ecco allora che lo strumento reso disponibile dalla piattaforma di Contactlab diventa estremamente prezioso. È possibile selezionare i parametri da analizzare e i domini di interesse tra i 100 contattati più frequentemente dall’azienda in passato, ottenendo così grafici che mostrano interessanti metriche per valutare la reputazione. Nella stessa pagina potrebbe essere presente anche una panoramica dei dati di Inbox Placement per un certo numero di spedizioni selezionate casualmente, grazie alla consolidata collaborazione con Return Path.

È disponibile una sezione apposita nella guida per conoscere meglio i Report Speciali che Contactlab ha studiato per voi.

Perché analizzare le prestazioni delle campagne email

L’attività di analisi delle performance è volta anche a cercare la presenza di anomalie, ovvero effetti critici delle campagne sulle prestazioni.

Solitamente risulta interessante monitorare i primi 10 domini per frequenza. Perché? Le ragioni sono differenti. Innanzitutto perché i primi 10 domini per diffusione generalmente coprono l’80% dell’intera lista e possono quindi fornire un dato particolarmente rilevante, e poi perché sono un numero complessivo adeguato per avere una lettura comprensibile dei dati: compararne troppi renderebbe il grafico impossibile da leggere.

Inoltre, per eliminare eventuali elementi di disturbo all’analisi, è fondamentale che i flussi, ovvero le comunicazioni email, siano coerenti. Una stessa azienda potrebbe avere flussi con caratteristiche e fenomenologie molto differenti tra loro, legate per esempio a diversi paesi di destinazione o tipo di messaggio.

La piattaforma di Contactlab permette di gestire e ridurre anche eventuali bias, differenziando i flussi email attraverso i cosiddetti gruppi email. Il report Andamento per Domini può essere utilizzato focalizzandosi su un gruppo email alla volta e il suggerimento è quindi quello di organizzare i gruppi email in maniera il più coerente possibile.

L’importanza di conoscere le email con destinatari non raggiungibili, i cosiddetti bounce

Il bounce è un messaggio automatico che viene recapitato al mittente quando prova a consegnare una email e questa non viene accettata dal server ricevente. Il messaggio contiene anche la motivazione per cui la email è stata rimbalzata.

Lo studio dei bounce ci permette di comprendere l’origine di determinate criticità e, conseguentemente, di poter intervenire. I dati di bounce hanno una rilevanza sia quantitativa – quanti, che qualitativa – che tipo, su che domini, etc. – ed è importante non sottovalutare nessuno di questi due aspetti, per ottenere una panoramica quanto più completa possibile. Per approfondire il tema dei bounce ti rimandiamo all’articolo dedicato.

L’analisi delle aperture come indicatore di filtraggio antispam

Analizzare le aperture può essere uno degli indicatori più importanti della presenza di un filtraggio antispam. Poter comparare i trend di apertura per singoli domini è fondamentale per individuare queste criticità.

In una situazione normale, tutti i trend dei principali domini mostrano un andamento coerente e compatto entro un certo margine: alcuni mailbox provider si troveranno sempre poco al di sotto del gruppo di domini, altri sempre un po’ in alto. Le piccole differenze sono solitamente determinate dalle differenze intrinseche al provider stesso. Ad esempio, alcuni client scaricano automaticamente le immagini – quindi anche il pixel di tracciamento che segnala l’apertura – e questo determina un tasso di apertura medio leggermente più alto. Altri provider possono essere usati meno frequentemente per altre ragioni: perchè si tratta di account secondari, sono usati da persone meno informatizzate, etc. e pertanto potrebbero avere tassi di apertura media leggermente inferiori. Ciò nonostante, se comparati tra loro, in una situazione normale tutti i trend mostreranno il medesimo andamento.

In caso di filtraggio antispam vedremo invece un calo spesso improvviso, nel tasso di apertura per un singolo dominio o provider: se le email non vengono recapitate nella inbox, meno utenti la apriranno. Ed è qui che l’analisi delle aperture apporta valore, possiamo cercare dati significativamente discrepanti nelle performance nel tempo, divise per dominio, come indicatore di un filtraggio.

Come utilizzare allora il report Andamento domini riceventi? 

  1. Accedi a Contactsend e poi al report: Controlla -> Andamento domini riceventi
  2. seleziona aperture come esempio ma allo stesso modo è possibile esaminare altri parametri
  3. scegli un periodo consono per una panoramica generale, ad es. 3 o 6 mesi. Il default è 3M
  4. scegli un raggruppamento adeguato: in genere settimanale è il miglior compromesso

  1. clicca su espansi in modo da visualizzare grafici distinti sovrapposti
  2. seleziona un Gruppo email
  3. selezionare i domini da confrontare dall’apposito box a destra
  4. premere sul bottone Elabora le metriche di reputazione

Se sei un nuovo utente di piattaforma o semplicemente non hai ancora usato Andamento domini riceventi, il consiglio è di iniziare applicando quanto abbiamo spiegato in questo approfondimento in modo da prendere confidenza con lo strumento, per poi sperimentare ed esplorare le numerose opzioni a disposizione per allargare ulteriormente la sfera di analisi e investigazione.

È molto importante dedicare attenzione al tema della deliverability per essere certi di potenziare al massimo l’invio e la ricezione delle nostre comunicazioni. Per questo motivo, nella prossima puntata dedicata alla deliverability vedremo insieme i Filtri antispam e la loro applicazione.

 


Email Deliverability: i tuoi messaggi superano i filtri antispam?

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Il magico mondo dei bounce: le email con destinatari non raggiungibili – 1ª Puntata

Da qualche tempo a questa parte le aziende hanno iniziato a dare sempre più importanza ai livelli di bounce delle proprie comunicazioni email. Dietro alla parola bounce c’è un mondo molto ampio, ricco di informazioni e suggerimenti il cui valore ancora oggi è spesso sottovalutato.

In Contactlab ci imbattiamo quotidianamente in questi temi e abbiamo pensato di condividere quanto imparato fino ad ora dedicando una serie di approfondimenti al tema deliverability partendo dalle fondamenta. Definiamo innanzitutto cosa intendiamo con il termine messaggio di bounce sperando di riuscire a mettere in evidenza il reale valore che può derivare dalla loro analisi.

Cosa è un messaggio di bounce

Il messaggio di bounce è un messaggio automatico che viene recapitato al mittente quando prova a consegnare una email e questa non viene accettata dal server ricevente. Il messaggio contiene anche la motivazione per cui la email è stata rimbalzata ovvero bounced.

E’ capitato a tutti noi di riceverne almeno uno.

In pratica, cosa succede? Dobbiamo pensare che quando si spedisce un’email si instaura un vero e proprio dialogo tra i server che inviano e quelli che ricevono e solitamente avviene via protocollo SMTP ossia un insieme di regole e formati convenzionali per lo scambio di messaggi.

Purtroppo non sempre i due server riescono a mettersi in relazione e quindi nascono i messaggi di bounce che, sulla base del momento in cui sono generati, si distinguono in sincroni, se vengono restituiti durante la conversazione SMTP, oppure asincroni.

Perchè nascono i messaggi di bounce?

Ma la domanda che sorge naturale ora è, come mai si vengono a generare messaggi di bounce?

Le ragioni sono molteplici. Per elencarne alcune abbiamo l’indirizzo non esistente, la casella piena, il messaggio considerato come spam o la scarsa reputazione del mittente, ecc.

All’interno del messaggio di bounce esiste un codice numerico di 3 cifre, che indica la motivazione del bounce secondo alcune convenzioni in modo tale che il mittente possa capire il perchè del mancato recapitato, ed eventualmente intervenire.  Questo codice inizia sempre per 4 o 5, e può essere scritto nel formato 4xx, 5xx oppure 4.x.x, 5.x.x.

Inoltre il codice di errore è spesso seguito da una parte testuale che rende più esplicita la ragione di mancata consegna. Tuttavia, nonostante gli standard e le convenzioni in essere, ogni server ricevente viene configurato con una certa libertà nella gestione degli errori SMTP che si traduce in un’alta varietà di messaggi di bounce a seconda del differente modo di comunicare una stessa motivazione da parte dei vari provider.

E più le dimensioni dei provider diminuiscono, o considerando i domini aziendali, più la questione si complica ulteriormente: vengono infatti forniti messaggi completamente diversi e spesso generici, errati o poco chiari.

Chiunque fornisca strumenti professionali per la spedizione di email deve dunque essere capace di raccogliere, interpretare e catalogare opportunamente una enorme quantità di dati di bounce e di farlo con un margine d’errore ridotto.

Contactlab ha maturato e perfezionato delle precise regole di classificazione riuscendo a distinguere tra ben 24 casi, velocemente consultabili nella reportistica di Contactsend e nello strumento Andamento per domini riceventi.

Come è possibile classificare i bounce?

I bounce vengono comunemente classificati in 2 grandi famiglie: hard bounce e soft bounce.

Gli hard bounce sono errori permanenti perché l’indirizzo contattato non è reperibile in maniera definitiva. Essendo errori permanenti, gli indirizzi che restituiscono hard bounce vanno conseguentemente rimossi e/o disattivati. Secondo best practice di settore, questa disattivazione deve avvenire entro 1 o 2 occorrenze di bounce. Gli hard bounce hanno sempre un codice identificativo di classe 5xx.

I soft bounce invece sono errori temporanei perché l’indirizzo è presumibilmente attivo ma temporaneamente non disponibile. Questo è il caso di una casella piena o di un server di posta fuori servizio.
Per la natura stessa del soft bounce, gli indirizzi che li restituiscono non devono essere disattivati automaticamente ma rimossi solo in caso di indisponibilità ripetuta a lungo o in alternativa, non rimossi affatto. Data l’ampia varietà di tipologie diverse di soft bounce, differisce molto anche il modo di gestire ognuna di queste casistiche.

Un soft bounce molto particolare è il cosiddetto Delivery Time Expired, letteralmente Tempo di consegna scaduto. Un sistema di invio che prova a contattare il server ricevente e quest’ultimo non risponde in un certo momento, proverà a ricontattarlo a intervalli regolari prima di rinunciare definitivamente.

La finestra temporale entro cui Contactlab cerca di consegnare un messaggio è 48h. Se dopo questo periodo il server non risponde, è generato un bounce di tipo Delivery Time Expired. In generale questi bounce non provocano la disattivazione di un indirizzo email da una lista. Il server potrebbe non rispondere per 2 ragioni molto differenti:

  1. perché il server stesso non esiste ad esempio contattando un indirizzo email con un dominio inesistente
  2. perché non vuole più rispondere a quello speditore ad esempio se ha ricevuto troppe comunicazioni oppure non lo ritenga attendibile. Rientriamo quindi in problemi temporanei di reputazione del mittente

I soft bounce hanno generalmente un codice identificativo di classe 4xx ma possono figurare anche con codici 5xx.

Perché è importante monitorare i bounce?

Occorre saperli riconoscere in quanto la loro corretta gestione permette di identificare tempestivamente criticità di varia natura legate a:

  • la qualità della lista contattata
  • la qualità del contenuto del messaggio
  • la reputazione dell’IP e del mittente
  • la frequenza o il comportamento d’invio

Per ognuno di questi aspetti esistono tipi di bounce più rilevanti di altri.

Ad esempio per quanto riguarda la qualità della lista, i due indicatori più importanti sono sicuramente gli Hard Bounce e i Delivery Time Expired.

Per la reputazione ovviamente contano bounce Reputation, ma anche un’analisi dettagliata dei Delivery Time Expired, per quanto riguarda il contenuto, ovviamente ci sono i bounce Spam Content, etc.

Una comune metrica per valutare la propria Deliverability è il Bounce Rate o Frequenza di bounce, che è calcolata rapportando il numero di bounce alle email spedite.

Analizzare il Bounce Rate generale può essere utile per evidenziare problemi estesi o di grande entità ma spesso per scoprire delle criticità è necessario scendere più in dettaglio, differenziando per tipologia di bounce e soprattutto per dominio. Avere un bounce rate generale del 3% potrebbe non essere preoccupante, ma se questi fossero tutti bounce reputation? O se emergesse che alcuni domini in quella spedizione rimbalzano al 100%?

In Contactsend è presente lo strumento di reportistica Andamento per domini riceventi che fornisce estese analisi in tal senso e permette di evidenziare l’andamento delle performance di aperture, bounce, abbandoni, etc., nel tempo, per tipo e per dominio.

Lo studio dei bounce ci permette di comprendere l’origine di determinate criticità e, conseguentemente, di poter intervenire. I dati di bounce hanno una rilevanza sia quantitativa, quanti bounce, che qualitativa, di che tipo? su che domini? ed è importante non sottovalutare nessuno di questi due apsetti, per ottenere una panoramica quanto più completa possibile.

Per questo motivo nella prossima puntata dedicata alla Deliverability, vedremo insieme come analizzare l’andamento dei domini sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo, le criticità che possono essere riscontrate e come possono essere risolte.

 

 


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